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Impegno per la gente in regioni svantaggiate, nonostante l’incertezza politica
Dopo un lungo periodo di incertezza, alla fine del 2008 in Nepal la situazione sembrava favorevole. Il re aveva abdicato, dopo che la dinastia Shah aveva regnato per circa 260 anni. Sotto la guida del Partito Comunista del Nepal (maoista), dopo le elezioni democratiche si era formato un governo composto da diversi partiti.
Il giovane e ancora inesperto governo si trovava ad affrontare tre grandi sfide. L’animosità e le molteplici azioni di protesta dello sconfitto, centralistico Partito del Congresso dovevano essere pacificamente composte in Parlamento; come risultato di questo confronto, esso ha potuto designare il presidente e il vicepresidente. Poi è urgentemente necessario rafforzare l’economia; il settore sociale necessita grandi investimenti; l’aumento dei prezzi dei generi alimentari e della benzina colpisce duramente la popolazione. In terzo luogo occorre integrare i ribelli maoisti nell’esercito regolare nepalese. «Nella soluzione dei grandi problemi non si sono fatti passi avanti», dice René Wüest, responsabile del Programma in Nepal.
Scioperi e blocchi stradali che si protraggono per giorni sono routine. La nuova incertezza politica influisce sulla realizzazione del Programma. Maggiormente colpita è la fascia pianeggiante del paese. I programmi di formazione devono essere continuamente rimandati a causa degli scioperi. A parte questo, i progetti vengono portati avanti come previsto. René Wüest è particolarmente contento dello sviluppo del nuovo programma nel distretto di Mugu, nel povero Nordovest del paese: «Lì finalmente si va avanti. Ormai in quella remota regione, raggiungibile solo dopo diversi giorni di marcia, c’è perfino una donna che accompagna i progetti delle organizzazioni partner locali».
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